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Cenni storici: sulle orme dei cavalieri crociati
Chi percorre la strada litoranea dell’antica Terra d’Otranto, che collega il golfo di Taranto a Santa Maria di Leuca, incontra vari centri balneari prospicienti la costa ionico-salentina. Tra queste ridenti cittadine della provincia ionica, vi è Maruggio. Allo storico paesello, già Terra dei Cavalieri Templari e del Sovrano Militare Ordine di Gerusalemme, appartengono nove chilometri e duecento metri di costa che si sviluppano tra Torre dell’Ovo e la contrada Mirante-Marchese, al limite del confine con la Torre Borraco, situata in agro di Manduria. A poco meno di due chilometri, nell’entroterra, dislocati nelle contrade Roselle, Curso, masseria Gravara, Olivaro, Cirenaica, Madonna dell’Alto Mare, Commenda, Spirito Santo, masseriaMirante, masseria Marchese, insistono alcuni insediamenti di età neolitica. Questi, insieme ad altri nuclei, situati più a Nord del paese, nei pressi di Monte Maciulo e Monte Maggio (masseria li Grazioli), fanno del territorio di Maruggio una zona, quasi omogenea, ricca di testimonianze riconducibili al periodo che va dal IV al I secolo a.C. Entro questi confini, a ridosso di una torre d’avvistamento anticorsara, detta Torre de’ li Molini, c’è il noto porto di Campomarino di Maruggio, checostituisce l’unica struttura di rilevante interesse turistico sita da Taranto a Gallipoli.
Nel tratto che conduce da Torre dell’Ovo a Capomarino, collocata alla distanza di circa quattro chilometri a Sud-Ovest di Maruggio, alla contrada Madonnina o Madonna dell’Alto Mare, è visibile, anche se adombrata da bassi alberelli, una piccola e sobria cappella votiva. La cappella, quasi a guardia del vicinissimo mare, separata quindi dall’arenile, è dedicata alla Madonna dell’Alto Mare, ancora oggi sede di culto. La tradizione popolare vuole che il 15 agosto diogni anno si festeggi la Stella Maris ovvero la Regina cristiana del mare, protettrice dei pescatori. All’esterno della piccola cappella alcuni blocchi di carparo (monoliti di grosse dimensioni) richiamano alla memoria l’antica civiltà ellenica.In mare, nei pressi del santuario, infatti, l’archeologo Peter Throckmorton rinvenne nel1965 i resti di un relitto di nave greca datata al IV secolo a.C. [Filomena 2004]. Nella contradaCastigno, a ponente di Maruggio, vi è un ruscelletto detto Canale delcenso alimentato perennemente da una vena di sorgive a livello del suolo che veniva utilizzato per abbeverare i cavalli.
Maruggio ebbe una sua prima organizzazione - in qualche modo documentata - a partiredal X-XI secolo, con l’insediamento dei monaci italo-greci, che lungo tutta la costa ionica e all’interno delle gravine murgiatiche crearono una civiltà, dando una nuova sistemazione ai tanti villaggi formatisi qua e là, all’interno del Gualdo tarantino (foresta), dopo le incursioniarabe. La tradizione popolare vuole che Maruggio sia stato fondato dai superstiti dei diruti casali di Castigno, Olivaro, Albano, Civitecchia e S. Nicolò, che si conglobarono in quello che è il sito attuale del paesello, scelto a dimora da alcuni Basiliani perché semi nascosto eprotetto in un avvallamento del suolo. Segni della presenza basiliana sono attestati nell’antico culto a S. Maria di Costantinopoli, mentre nel centro storico sono ancora visibili alcuni avanzi di una presunta laura basiliana [Musardo Talò 1999]. Si deve ai Basiliani infatti se sorsero santuari, cappelle votive echiese. Le nostre genti, spinte dai tragici eventi di quell’epoca, si raccolsero, fiduciose, intorno ai monaci-profughi perseguitati, e insieme edificarono le prime abitazioni, che in futuro sarebbero divenuti i primi casali e poi paesi. E con essi mutò per conseguenza l’aspetto topografico dell’ambiente. “Molto importante ci pare rilevare come, al tempo delle prime immigrazionibasiliane, tutto il territorio che nel suo seno avrebbe visto nascere la quasi totalità dei nostri casali, a cominciare dai rilievi murgiatici sino alla pianura da essidigradante ai due mari che abbracciano Taranto, era coperto da una rigogliosa foresta di faggi, quercioli, carrubi e oleastri, peri selvatici e cardi, mente e timi odorosissimi, scille, mirtilli e dense macchie di roveti ”[Quaranta 1984].